Diga decisiva per l'Europa

Intervista che il ministro Salvini ha rilasciato "Il Secolo XIX"
Diga di Genova

3 aprile 2023 - Intervista con il ministro Salvini pubblicato su “Il Secolo XIX” dal titolo «Diga decisiva per l'Europa», di Simone Galeotti.

Ministro, la nuova diga di Genova impegna circa un miliardo di denaro pubblico. Cosa si aspetta da questo investimento per il sistema portuale italiano e per il tessuto economico del Nord Italia?         

«E la più grande opera marittima del Paese impressionante dal punto di vista ingegneristico: 50 metri di profondità, record mondiale, e un'importanza decisiva per l'economia di tutta Europa. Ne dobbiamo essere orgogliosi, per Genova e per tutta Italia. Un simbolo del saper fare, come le nostre aziende hanno dimostrato con la demolizione e la ricostruzione del nuovo Ponte San Giorgio a Genova».         

Non mancano alcune polemiche sulla realizzazione dell'opera. Quelle economiche dicono che sarà difficile far crescere i traffici portuali al punto da giustificare quell'investimento, quelle più "tecniche" riguardano la sfida ingegneristica mai tentata per quella profondità. Cosa risponde al movimento del "no diga"? Prevedete un controllo serrato sull'andamento dei lavori?       

«Il governo darà una mano al commissario Signorini (Paolo Emilio, presidente del porto di Genova, ndr) per fare in modo che i tempi siano rispettati, purtroppo i troppi "No" degli ultimi decenni hanno bloccato il Paese: a noi il compito di riaccendere sogni, lavori e opportunità. Oggi lo spazio di manovra per le navi è di 550 metri, con la nuova diga arriveremo a 800. Potranno arrivare navi sempre più grandi e Genova sarà sempre più competitiva con gli scali del Nord. Il tutto con attenzione all'ambiente, perché le navi copriranno meno distanze e durante i lavori ci saranno accorgimenti per tutelare al massimo le specie marine».   

In Italia realizzare le opere è sempre difficile. Oltre ai comitati, ci sono anche le difficoltà di natura burocratica. Perché per la Diga dovrebbe essere diverso?   

«Il Ministero è impegnato, fin dal primo giorno del nostro insediamento, per accelerare, sbloccare, snellire. Col nuovo Codice degli appalti vogliamo tagliare burocrazia e tempi di realizzazione delle opere. Abbiamo previsto una spinta sulla digitalizzazione e il "dissenso costruttivo" per chi si oppone a un'opera in modo che si indichi sempre una soluzione alternativa. Poi mi faccia dire: Genova ha dimostrato che le grandi opere possono essere fatte, bene e in tempi record. Vogliamo continuare così: Pd, 5Stelle e Cgil sono campioni del "No". No alla Gronda, no alla Tav, no al nuovo codice degli appalti, no al Ponte... I Dem erano contrari al Decreto Genova. E ora protestano perfino perché diamo fino a 100 euro in più in busta paga...»

La data del 2026, richiesta dal Pnrr per l'ultimazione dell'opera: è convinto che sarà rispettata?

«L'opera di fatto è finanziata dal Fondo complementare. Tuttavia la tempistica è collegata ai tempi di realizzazione previsti dal Pnrr. L'Italia deve accettare le sfide e questa senz'altro lo è.Sono fiducioso».

Il cantiere della diga darà lavoro a mille persone: ritiene che le aziende del territorio dovrebbero essere favorite negli appalti?

«Ovviamente bisogna sempre favorire la qualità, ma nel nuovo codice degli appalti prevediamo una maggior attenzione, per le realtà del territorio. E un principio autonomista a cui teniamo».

A proposito di opere: il ponte sullo Stretto si farà?

«Certo. Sarà l'opera più ecocompatibile e green al mondo. Siamo determinati: per la nuova Diga di Genova fino al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, affinché l'Italia riconquisti il ruolo di regina mondiale per capacità e innovazione. L'obiettivo è partire con i lavori entro due anni. In ballo ci sono almeno 100mila posti di lavoro e il collegamento tra il Nord Europa e il Mediterraneo. E un'occasione da non perdere».

Il Pnrr sembra accumulare diversi intoppi. Il Mit con il nuovo regolamento sulle concessioni portuali ha contribuito a sbloccare questa rata. Il cammino del Piano rimane comunque in salita?

«Vogliamo una mappatura di tutti i progetti. E sposteremo le coperture finanziarie in modo che tutte le opere possano essere riparametrate in relazione al Pnrr. Dobbiamo spendere tutti i soldi a disposizione, ma con le idee chiare e senza sprechi. Con una scadenza inferiore a 5 anni il Pnrr non è adattabile alle grandi opere».

Il settore portuale chiede una riforma e il Mit con il viceministro Edoardo Rixi sta preparando l'avvio del cantiere. Ci sono due "grandi scuole". La prima più centralista con il modello spagnolo che prevede porti centralizzati nella governance. La seconda, modello Nord Europa, preferisce maggiore autonomia degli scali e il coinvolgimento degli enti locali. Quale preferirebbe?

«Ci ispireremo al modello spagnolo di governance con lo strumento della legge delega. I lavori inizieranno in modo concreto entro l'inizio dell'estate, a partire dalle consultazioni con le associazioni di categoria. Il modello del Puerto del Estado può essere abbinato all'autonomia locale di alcuni scali: ho l'onore di guidare un partito autonomista e quindi per noi l'attenzione ai territori è fondamentale».

Lei spinge molto per il ponte sullo Stretto, ma lì si è più indietro.La nuova Diga può essere l'opera simbolo del Pnrr?

«La diga di Genova e il ponte sullo Stretto saranno prima di tutto due opere simbolo delle capacità del nostro Paese. Siamo stati per decenni leader nel settore delle costruzioni e vogliamo tornare a quei livelli».

Data di ultima modifica: 03/07/2024
Data di pubblicazione: 03/04/2023