2 settembre 2022 - Si riporta il testo dell'intervista che il Ministro Giovannini ha rilasciato a "Il Corriere della Sera" dal titolo "Alta velocità adriatica investimenti da 8,5 miliardi. Si guadagnerà un'ora. Il ministro Giovannini: trasporti, pronti a rifinanziare il bonus da 60 euro" di Enrico Marro.
«Con questo investimento sulla dorsale adriatica si supera la storica verticalizzazione del sistema ferroviario italiano lungo la linea tirrenica per andare a un vero sistema a rete». Per Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, una svolta».
Con quali vantaggi?
«L'accordo con le Regioni per la nuova dorsale adriatica ad alta velocità ridurrà di un'ora i tempi di percorrenza tra Bologna e Bari (ora il tempo minimo è di 5 ore e 37 minuti, ndr) e ci saranno vantaggi anche per il traffico merci, che già adesso utilizza in prevalenza il versante adriatico e potrà avvalersi di una linea a più elevata capacità».
Quanto investirete?
«8,5 miliardi: 7,9 tra stanziamenti vecchi e nuovi del bilancio e 600 milioni dal bando di coesione 2021-27».
Quanto tempo ci vorrà?
«Entro il 2030 sarà completata. In alcuni casi, poi, i bypass libereranno il sedime ferroviario in centri importanti come Pesaro, Fano e Ortona, così da fare interventi di riqualificazione urbana e del lungomare adriatico».
Perché il progetto non fa parte del Pnrr?
«Perché non è realizzabile entro il 2026. Ma abbiamo convinto la commissione Ue a inserire l'Adriatica nel primo livello del sistema europeo Ten-T. Ogni Paese ha una linea Ten-T, noi saremo gli unici a.d averne due, la Tirrenica e l'Adriatica, nel primo livello. Questo ci consentirà di chiedere altri finanzia venti Ue».
A proposito di Pnrr, centreremo entro il 31 dicembre i 55 obiettivi previsti per il secondo semestre?
«Ci sono alcuni obiettivi molto complessi. Si pensi alle leggi delega che devono essere attuate con i decreti delegati. Per la parte di mia competenza, su 5 obiettivi previsti per la fine dell'anno, 3 sono già stati centrati e gli altri due lo saranno tra settembre e ottobre. Poi, per la riforma del codice degli appalti, che deve essere fatta entro marzo del 2023, stiamo preparando i decreti attuativi secondo i principi della delega approvati da questo Parlamento, ma sarà il prossimo a esaminarli».
Se ci fossero ritardi, anche a causa delle elezioni, si potrebbe ottenere qualche mese in più dalla Ue?
«Sarà la Commissione Europea a valutare. Al di là delle elezioni, c'è una crisi dell'energia che riguarda tutti i Paesi. E il commissario Paolo Gentiloni ha detto che già diversi Paesi hanno chiesto uno slittamento dei termini. Detto questo, non sono favorevole a ridiscutere l'intero Piano. Diverso è chiedere qualche aggiustamento, viste le condizioni "eccezionali" previste dal regolamento Ue sul Pnrn».
Nel frattempo arriveranno i nuovi aiuti a imprese e famiglie.
«Il governo ci sta lavorando, ma vorrei dire che bisogna fare anche un ragionamento di medio-lungo periodo. Come le precedenti crisi energetiche, nel 1973 e nel 1980, anche questa è destinata a cambiare i comportamenti individuali e delle imprese. Spero che questo aiuti ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni fissati al 2030».
Nel prossimo dl ci saranno aiuti per i trasporti?
«Intanto, abbiamo prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 5 ottobre. Poi, Comuni e Province hanno chiesto 350 milioni per far fronte all'aumento dei costi del trasporto pubblico locale e stiamo valutando le disponibilità. Infine, penso che il bonus fino a 60 euro per pagare gli abbonamenti alle persone con redditi fino a 35 mila euro debba essere rifinanziato, soprattutto se, come emerge dai dati del primo giorno, esso registrerà un numero di richieste elevato: ora sono disponibili 180 milioni per circa 3 milioni di bonus. Del resto, in Europa si discute di come favorire il passaggio dal trasporto privato a quello pubblico».
Il governo ha deciso tra i due «pretendenti» per Ita, scegliendo la cordata Certares, con Delta e Air France-Klm, anziché Lufthansa-Msc, Perché?
«Sulla scelta hanno pesato le ultime integrazioni delle offerte, valutate dal ministero dell'Economia. Ora si apre la fase di discussione con il compratore prescelto».
Secondo il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, la scelta fatta mette a rischio il futuro della compagnia. Lei che dice?
«Come ministro competente sui trasporti valuterò il piano industriale che presenterà la cordata prescelta e che deve avere quattro requisiti: il rafforzamento del lungo raggio, cioè delle tratte intercontinentali; l'investimento sul medio raggio, che significa impegno sulle rotte continentali e su quelle verso l'Africa e i Paesi del Golfo; il recupero di competitività sulle rotte interne, dove c'è la fortissima concorrenza delle compagnie low cost; l'integrazione tra vettore aereo e gli altri vettori, in particolare le ferrovie, partendo dalla partnership già avviata dalla stessa Ita. con Fs, che va sviluppata tenendo conto degli investimenti del Pnrr, che prevede di connettere 11 aeroporti con le ferrovie, 11 porti e 9 centri di scambio intermodale».
Sarà questo governo a chiudere la partita?
«Noi inizieremo la fase di dialogo e poi vedremo, ma, come sappiamo, le elezioni sono dietro l'angolo».