Giovannini: "Dobbiamo sfruttare il Pnrr: transizione energetica veloce e catena logistica più corta"

Intervista del Ministro Giovannini rilasciata a La Verità
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16 aprile 2022 - Si riporta il testo dell'intervista che il Ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a La Verità (Verità & Affari) dal titolo: "Dobbiamo sfruttare il Pnrr: transizione energetica veloce e catena logistica più corta" di Antonio Satta.

Quasi due mesi di guerra hanno già avuto un impatto notevole sul sistema logistico e dei trasporti. Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, parla di un evidente "riorientamento dei flussi commerciali e di passeggeri", oltre che dell'interruzione di alcune catene logistiche, il che comporta un aumento dei costi di trasporto.

Un fenomeno che non ha fatto ancora scattare l'allarme rosso, ma che va seguito con attenzione. "Variazioni del genere c'erano già state con la pandemia, ma la sua attenuazione stava riportando i costi di molte materie prime a un livello più normale. La guerra, però, ha imposto un nuovo e drastico aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e ha creato nuove difficoltà nell'approvvigionamento energetico e di materiali".

Va ripensata la catena logistica?

"La necessità di accorciarla era già evidente con la pandemia, ma in questo caso non c'è un problema di filiera lunga perché gli approvvigionamenti dall'Ucraina facevano già parte di una catena corta. E evidente, quindi, che ci sarà un'ulteriore spinta verso il backshoring e il reshoring".

La guerra avrà un impatto notevole sui flussi delle merci, sulle abitudini delle persone, sull'economia ma anche sulla vita delle persone. Trasporti e logistica sono gli elementi chiave del Pnrr, su cui l'Italia ha impostato la ripresa. E un impianto che reggerà al cambiamento di paradigma che la guerra sta imponendo?

"Sì, anzi, il Piano oggi è ancora più importante. E necessario, semmai, rafforzarne alcuni orientamenti e realizzarlo il prima possibile. Le faccio tre esempi: sul sistema portuale stiamo facendo un investimento senza precedenti, quasi cinque miliardi sui porti, oltre a quelli sui retroporti, interporti e ferrovie. L'obiettivo è avere presto collegamenti ferroviari che connettano 11 porti, 11 aeroporti e nove centri intermodali e tutti insieme, tramite il Terzo valico e il Brennero, siano meglio collegati ai grandi corridoi europei. Tutto per dare maggiore centralità all'Italia, anche perché le tensioni internazionali potrebbero reindirizzare verso Sud, l'Africa e il continente sub indiano alcuni flussi che prima erano orientati ad Est. Secondo esempio: se, con un colpo di bacchetta magica, avessimo potuto già attuare tutti gli interventi contenuti nel Pnrr a favore delle energie rinnovabili, la crisi del gas russo e l'aumento dei costi di approvvigionamento avrebbero creato molti meno problemi. Terzo e ultimo esempio: nel Pnrr c'è il potenziamento del sistema di mobilità urbana e i dati Istat dimostrano che l'aumento del costo dei carburanti sta spingendo i cittadini verso un uso maggiore dei mezzi pubblici. Se i 3,6 miliardi stanziati nell'ultimo anno per nuovi autobus ecologici fossero già stati spesi le persone avrebbero servizi di trasporto migliori. Come vede il nuovo quadro rafforza e non smentisce le scelte che abbiamo fatto con il Pnrr".

Il gnl, il gas naturale liquefatto, sembra la prima alternativa per la sostituzione del gas russo, ma già il comune di Piombino ha detto no ad ospitare nel suo porto le navi rigassificatrici. E un segnale allarmante anche per voi, visto che avete puntato sul gnl come carburante di transizione per il trasporto marittimo? Riparte la sindrome Nimby?

"Sei mesi fa abbiamo realizzato la semplificazione dei piani urbanistici portuali, una delle riforme previste per il 2022. Nei giorni scorsi abbiamo anticipato una seconda riforma, originariamente prevista per il secondo semestre 2022, che riguarda l'elettrificazione dei porti. Le ho fatto questi esempi per spiegarle che, al di là di resistenze locali, che possono anche emergere, tutto il sistema marittimo e degli enti locali sta cooperando perché si superino gli ostacoli e si rimuovano i blocchi. Siamo consapevoli che in Italia, a differenza di altri paesi, i porti sono interni alle città, ma lo sforzo generale è di avere strutture moderne e meno inquinanti. Quindi sono ottimista e credo che si troveranno analoghe sintesi su investimenti importanti, anche per i parchi eolici e fotovoltaici".

Nelle settimane scorse lei ha rassicurato le imprese garantendo che il governo metterà in campo altre risorse per compensare l'aumento dei costi dei materiali. Il Def tiene conto di queste esigenze?

"Sì, e dice chiaramente che l'extra gettito derivante dalla crescita del 2021 ha generato un tesoretto di oltre 5 miliardi. Come ha confermato in audizione in Parlamento il ministro dell'Economia, una parte consistente di queste risorse verrà utilizzata per contrastare l'aumento dei costi dei materiali per le opere pubbliche contenute nel Pnrr, che non si devono fermare".

I fondi basteranno?

"Lo scorso anno sono stati affidati 41 miliardi di appalti, il doppio degli anni precedenti. E sto parlando solo di nuovi affidamenti, ma ci sono anche quelli in corso. Se dovessimo sostenere l'adeguamento dei costi per tutti, ci scontreremmo inevitabilmente con i vincoli di bilancio. Dove sono allora le risorse? In parte sono già nelle stazioni appaltanti, che con il meccanismo dei ribassi d'asta dispongono di riserve che possono essere usate proprio per fronteggiare queste situazioni. Poi abbiamo creato un fondo per sostenere quelle stazioni appaltanti che non hanno risorse sufficienti. Abbiamo stanziato 100 milioni per le variazioni nel primo semestre 2021 e 100 milioni per quelle del secondo. Per il primo semestre abbiamo ricevuto richieste per 51 milioni, il che significa che i residui hanno aumentato la disponibilità del secondo semestre. Ulteriori risorse, circa 270 milioni, sono stati stanziati per il primo semestre 2022. Come vede una certa disponibilità c'è".

E per gli appalti futuri?

"Abbiamo modificato il sistema di adeguamento dei contratti futuri riducendo dal io al 5% la soglia di rischio, superata la quale la stazione appaltante assorbe 1'80%, non più il 50%, degli extracosti, Questa è una misura per garantire le imprese nella fase di rialzo dei costi, ma è ovvio che se ci sarà una riduzione il vantaggio sarà per la stazione appaltante".

Il recente rapporto Istat sulle prospettive delle imprese, rivela che la metà di queste non considera gli obiettivi del Pnrr rilevanti come traino delle proprie attività. Le misure per la transizione ecologica sono considerate rilevanti dal 47,7% delle aziende mentre per le infrastrutture e la mobilita sostenibile la cifra scende al 47,1%. Secondo lei perché prevale questo scetticismo?

"Non credo sia scetticismo. Gran parte delle imprese manifatturiere produce per il mercato locale, perché vende localmente il prodotto finito o perché sono subfornitrici di imprese esportatrici. Che ci siano porti più efficienti, per esempio, per loro cambia poco, al contrario chi esporta sa bene quanto sia importante modernizzare".

Con la guerra cambierà anche il percorso verso la transizione ecologica?

"Lo spero proprio, nel senso che mi auguro ci sia un'accelerazione della transizione. Le previsioni indicano che il costo dei combustibili fossili aumenterà anche nei prossimi anni, indipendentemente dalla guerra. Quindi, sarà necessario passare ad altre fonti il prima possibile".

A patto che ce ne siano di alternative già disponibili. Parlavamo delle navi, per ora l'unica alternativa è il giù, per l'idrogeno o l'ammoniaca bisognerà aspettare ancora molto.

"Come ministero stiamo per diffondere un documento, che ha richiesto mesi di lavoro, sulla decarbonizzazione del sistema dei trasporti. Le posso anticipare che per moto, auto e veicoli commerciali il passaggio all'elettrico è ormai a portata di mano, per non parlare delle ferrovie. Mentre, se consideriamo aerei, trasporti pesanti e navi, le difficoltà sono molto maggiori. Dove non ci sono ancora tecnologie per l'uscita dai carburanti fossili la transizione sarà necessariamente più lenta e questi settori pagheranno un costo maggiore rispetto allo choc petrolifero, come del resto sarà per tutti gli energivori. Ma che ci sarà un'accelerazione è inevitabile. Dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta si uscì con auto e impianti industriali più efficienti e a consumo minore. Sarà così anche stavolta".

Data di ultima modifica: 09/12/2022
Data di pubblicazione: 16/04/2022