Il Ministro Giovannini a Green&Blue: «I treni a idrogeno non sono più fantascienza»

Già dal 2023 in Lombardia si parte con sei tratte. Il piano di Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili
treno a idrogeno

Si riporta il testo dell’intervista che il Ministro Enrico Giovannini ha rilasciato all'inserto "Green&Blu" de La Stampa dal titolo: “I treni a idrogeno non sono più fantascienza” di Marco Zatterin.

I treni a idrogeno non sono più fantascienza e, assicura Giovannini, il salto può fare. Presto. «In Germania ci sono già e noi stiamo testando ciò che altri stanno facendo», spiega il ministro per lo sviluppo e le infrastrutture sostenibili a Green&Blue, seduto nella poltrona riciclabile della lanterna di Fuksas. Ora, argomenta, «si tratta di valutare gli elementi di sicurezza, ma se tutto va bene dal punto di vista tecnologico, conviene andare avanti». Semplice il motivo, a suo avviso: «Modificare una linea non elettrificata comporta la revisione di tutte le gallerie, è un intervento costoso e lungo». Meglio l'idrogeno, allora, che «il Pnrr prevede di sperimentare in sei tratte». Già dal 2023 in Lombardia.

Tutto bene, ministro. Ma come spiegherebbe a Greta Thunberg che questo non è solo "bla bla bla"?
«Direi che accanto a una serie di impegni non certamente forti, per colpa di alcuni Paesi in particolare, da Glasgow sono partiti tre messaggi rilevanti».

Quali?
«Il primo è che il settore privato ha capito che questo è il futuro. Punto. Lo stesso è successo per la finanza e, per questo, credo che gli impegni assunti rappresentino un passo avanti importante. Pensate che la Banca centrale inglese prenderà in considerazione nella politica monetaria i comportamenti delle imprese in una prospettiva di sostenibilità...».

E poi?
«la seconda notizia è che l'Europa è diventata leader. La terza è che ci si è impegnati a un monitoraggio annuale e molto dettagliato degli impegni. Si può discutere se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, ma intanto  dobbiamo riempirlo. Di buono c'è che tutti sanno come è fatto il bicchiere».

In termini concreti, cosa stato fatto a Glasgow?
«La Cop26 ha dedicato grande attenzione alla mitigazione. Cioè alla riduzione delle emissioni. Nel Pnrr italiano e nel piano complementare - 62 miliardi per il nostro ministero - il 76% è mirato alla lotta al climate change. Nella media del Pnrr è il 37%. Questo vuol dire che la nostra scelta è precisa»

I tempi saranno lunghi?
«Sappiamo che non finisce nel 2026. Come stabilisce la legge di bilancio, coi fondi aggiuntivi andiamo oltre. Abbiamo 10 anni per realizzare cambiamenti profondi. I finanziamenti verranno anche dai fondi regionali, quelli che una volta non si spendevano...».

I fondi europei. Davvero?
«Il cambiamento imposto dal Pnrr è duplice. Le date sono chiare e non si danno i soldi a chi non ha i progetti. Il quadro concettuale del Pnrr è esatto, va verso transizione ecologica e mobilitazione sostenibile. Lo hanno capito anche le regioni. Con loro abbiamo discusso anche il salto verso i treni a idrogeno».

Il presidente di Confindustria ha detto che abbandonare il diesel è stato un suicidio europeo. E' vero?
«Se guardiamo alla quota di auto elettriche sulle nuove immatricolazioni, vediamo una tendenza in salita: dal 2  all'8%. In Europa le immatricolazioni elettriche hanno battuto il diesel. Certo non si tratta di acquistare solo  un'auto, c'è tutta l'infrastruttura di sostegno. Il settore privato è fatto di imprendi tori che, anche grazie alla politica, si sforzano di innovare. Alcuni ce la fanno, altri no. La trasformazione elettrica del parco circolante è l'unica opzione. I tempi sono importanti. Perché se compro un elettrico e non trovo le colonnine, c'è un problema».

Bisogna ripensare le città. Le colonnine tolgono parcheggi. E i cittadini che fanno?
»Mi, sono sempre chiesto come mai in Italia non avessimo una strategia nazionale per le città, mentre l'abbiamo per le aree interne. Così stiamo ricostituendo il comitato interministeriale per le politiche urbane. Nella legge di bilancio e nel Pnrr ci sono molti fondi per gli autobus ecologici e la mobilità sostenibile. Abbiamo aggiunto 2,8 miliardi alla voce rigenerazione urbana. Il che non vuol dire solo avere trasporti e spazi migliori ma comporta il ripensamento di interi quartieri».

II Pnrr è lento?
«Lo valuterete voi. Il nostro ministero sta arrivando a oltre l'80% di fondi allocati. E tutti i ministeri stanno correndo come mai prima».

Funzioneranno i controlli?
«C'è un sistema di monitoraggio molto dettagliato messo in piedi negli ultimi cinque mesi. Qui non si dice solo "quel comune è indietro", ma mettiamo informazioni per valutare attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale se quel comune sarà indietro sulla base di esperienza precedente e dei dati raccolti. E questo perché sono stati previsti poteri sostitutivi. Se qualche soggetto attuatore non fa ciò che deve, il Ministero o la Regione possono intervenire. È un cambiamento epocale. Sono i  tempi che guidano».

Data di ultima modifica: 09/12/2022
Data di pubblicazione: 01/12/2021