Giovannini: "Al Sud una rete di grandi opere"

Intervista del Ministro Giovannini rilasciata a Il Mattino
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8 agosto 2021 - Si riporta il testo dell'intervista che il Ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a Il Mattino, dal titolo: Giovannini: "Al Sud una rete di grandi opere"  di Nando Santonastaso

Ministro Giovannini, lei ha sottolineato che l'impegno del governo per il Mezzogiorno è molto ampio e già operativo: che vuol dire?

«Questo governo sta facendo investimenti verso il Mezzogiorno senza precedenti - risponde Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili -: ricordo che solo per le risorse assegnate dal Pnrr al nostro ministero la quota destinata al Sud è del 56 per cento. Ma oltre il 40 per cento delle opere pubbliche bloccate da anni e ora commissariate (siamo arrivati di recente a 102 in totale) riguarda il Sud. Per ciò che concerne la questione del Ponte, il governo ha seguito l'indicazione del Parlamento per capirne la fattibilità e i costi, visto che il progetto esistente non è una base possibile per procedere, anche se si volesse. Ma in attesa dello studio di fattibilità (che dovrà affrontare molte questioni di carattere economico, ambientale e ingegneristico) e di future decisioni, tra cui anche l'opzione zero, cioè quella di non farlo, abbiamo deciso di migliorare subito l'attraversamento dinamico dello Stretto con investimenti immediatamente disponibili per mezzo miliardo».

In che modo?

«Dalla prossima estate i tempi di attraversamento ferroviari verranno ridotti di un'ora grazie all'installazione sulle motrici di batterie elettriche che eviteranno la frammentazione di tutte le operazioni necessarie al trasbordo. In più abbiamo deciso di acquistare nuove navi ecologiche e più lunghe, aliscafi elettrici, treni più corti e realizzare un terzo scivolo per favorire il traghettamento».

L'iter del Ponte andrà di pari passo con le altre opere previste al Sud, come l'Alta velocità Salerno-Reggio Calabria?

«Dietro il rafforzamento delle infrastrutture nel Mezzogiorno c'è un disegno sistemico, non singole opere scollegate tra loro. Con l'Alta velocità Salerno-Reggio Calabria e la stessa tipologia di intervento in Sicilia perla tratta Palermo-Messina-Catania, l'attraversamento dello Stretto con carrozze ferroviarie di Alta velocità diventa ancora più rilevante: da qui i treni più corti e le navi più lunghe, indipendentemente dal Ponte. Peraltro, all'epoca dei primi progetti del Ponte sullo Stretto l'Alta velocità non era prevista: questa considerazione e i nuovi standard europei di sicurezza sono alcuni dei fattori che impongono di eseguire un approfondito studio di fattibilità, cui seguirà un dibattito pubblico per assumere le decisioni conseguenti».

I porti: nel Pnrr per gli scali del Sud sono stanziati quasi la metà dei 4 miliardi complessivi, sono soldi pronti e da spendere?

«Sì e i relativi interventi sono già stati concordati proprio in questa settimana con le Regioni. Parliamo di progetti presentati dalle Autorità portuali e approvati dal ministero e questo, a differenza di quanti non hanno ancora capito la logica del Pnrr, dimostra che sono state presi in considerazione solo progetti concreti. Nel caso di alcuni porti in Abruzzo e Molise abbiamo fissato il termine di ottobre per la presentazione dei rispettivi interventi: se ciò non avvenisse perderebbero i fondi».

Sarà davvero così?

«L'approccio è questo in base all'accordo con l'Unione europea e ha richiesto molto lavoro. È finito il tempo di progetti infiniti e tempi indefiniti. Il nostro ministero è stato il primo ad essere valutato da Bruxelles nell'ambito del Pnrr, il primo ad avere portato in conferenza Stato-Regioni i progetti da finanziare: in meno di un mese, dopo l'approvazione da parte del Consiglio europeo, è stata concordata la distribuzione di ben 8 miliardi e sto già procedendo alla firma dei relativi decreti. Poi spetterà ai soggetti attuatori, dalle Regioni ai Comuni, alle autorità portuali fare la loro parte e noi monitoreremo attentamente le loro azioni».

Li agevolerà il decreto Semplificazioni, immagino.

«Infatti. Sono state introdotte norme che agevoleranno l'attuazione del Pnrr. Non è più possibile, ad esempio, che il Tar blocchi la realizzazione dell'opera: se viene riconosciuto il danno a un'impresa che fa ricorso questa viene risarcita, evitando di sospendere i lavori. Aggiungo che per le opere commissariate ma non comprese nel Pnrr si applicano procedure molto più rapide. E che abbiamo in tempi rapidissimi rispetto al passato lo dimostra il fatto che abbiamo concordato l'aggiornamento dei Contratti di programma di Anas e Fs 2020-21, nei quali sono previsti anche 500 milioni perla progettazione delle opere da realizzare nell'ambito del Pnrr e dei Contratti 2022-2026. Come vede, stiamo procedendo ad una velocità molto elevata».

Green pass: lei pensa che l'obbligo della carta verde dovrà essere esteso, dopo la scuola, anche al personale ferroviario?

«Il tema è all'attenzione del governo, ma rientra nella questione che riguarda tutti i lavoratori dipendenti».

Ma le misure adottate in settimana per i trasporti in vista della ripresa di settembre sono il massimo che si poteva fare?

«Il governo ha imposto il green pass sui treni, sugli autobus a lunga percorrenza, sugli aerei, sui traghetti a medio-lunga distanza, mentre per il trasporto pubblico locale la scelta è stata diversa. È da aprile che stiamo lavorando con gli enti locali per programmare la ripresa autunnale. E i tavoli prefettizi, che coordinano queste attività, da mesi sono impegnati per scadenzare orari e trasporti aggiuntivi dal momento che la situazione è molto variegata. Sul piano dell'offerta, a Regioni e Province autonome sono stati destinati per la seconda metà dell'anno 600 milioni per i servizi aggiuntivi e 800 milioni per la compensazione dei minori ricavi e per i costi della sanificazione dei mezzi. Sono risorse senza precedenti. Il Cts in questi giorni ci ha detto che grazie all'andamento del quadro epidemiologico e all'aumento del numero dei vaccinati, l'80 per cento di riempimento di bus e metropolitane vale non solo in zona bianca ma anche in zona gialla. Era un punto fondamentale per le Regioni per poter programmare il servizio. Ma noi abbiamo fatto altro, anche sul piano previsionale».

Che significa, ministro?

«Dal monitoraggio eseguito è emerso che nei mesi scorsi l'aumento nelle ore di punta del servizio pubblico locale è quantificabile nel 15-20 per cento. Non è poco. Poi abbiamo deciso di cercare di incidere anche sulla domanda di trasporto pubblico. Con il ministro Cingolani abbiamo dato attuazione a una norma del decreto Agosto 2020, che avevo a suo tempo suggerito come membro della Commissione Colao, che prevede per le aziende e le pubbliche amministrazioni che operano in Comuni con oltre 50mila abitanti e hanno più di 100 addetti l'obbligo di istituire la figura del mobility manager. Parliamo di oltre 6mila imprese e abbiamo previsto 50 milioni a supporto di chi farà il piano di spostamento casa-lavoro entro il 31 agosto prossimo».

Ma con le incognite dei controlli, il trasporto pubblico locale dal prossimo autunno sarà all'altezza di questa sfida?

«Per ottenere maggiori informazioni sulla propensione e modalità di spostamento abbiamo chiesto all'Istat di indagare cosa succederà da settembre e quali saranno le preferenze degli utenti del trasporto pubblico locale. Posso anticiparle che si prevede una riduzione del 20 per cento dell'uso dei mezzi pubblici da parte di lavoratori e studenti. Questo dipende anche dal fatto che, soprattutto tra i più giovani, monopattini, sharing e biciclette elettriche sono ritenuti utili e più sicure alternative ai mezzi pubblici. Tutto questo, insieme all'aumento dell'offerta, lo discuteremo con le Regioni a cui compete l'organizzazione e la gestione del trasporto pubblico locale. Per questo due giorni fa ho scritto ai presidenti chiedendo loro di inviare entro il 23 agosto i piani per settembre. Li esamineremo in una settimana e poi valuteremo insieme se sarà necessario attuare altre misure».

Data di ultima modifica: 09/12/2022
Data di pubblicazione: 09/08/2021