14 luglio 2021 - Si riporta il testo dell'intervista che il Ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a La Repubblica dal titolo: "Stop alle crociere per Venezia un futuro sostenibile" di Vera Mantengoli.
Giornata storica ieri per Venezia e per l'Italia. Dopo un decennio di immobilismo sul fronte grandi navi ieri il Consiglio dei ministri ha deciso che dal primo agosto le crociere non transiteranno più davanti a piazza San Marco. La risoluzione è anche una risposta all'Unesco che, dopo cinque anni di rinvii, aveva dato un ultimatum a Venezia, minacciando di inserirla nella lista nera se le grandi navi avessero continuato a passare in mezzo alla città. La risoluzione è arrivata proprio nel giorno in cui Bruxelles ha approvato il Pnrr fondato su alcuni principi chiesti dall'Europa, come il "do not significant harm", ovvero non causare danni significativi all'ambiente, uno dei più importanti per il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini: «Ora l'Italia può ripartire, ricordandosi di applicare anche per i fondi nazionali lo schema concettuale alla base del Recovery Plan».
Ministro, pensa che l'Unesco sarà soddisfatto della soluzione sulle grandi navi?
«Lo spero perché è stato un lungo lavoro di dialogo tra diversi ministeri, istituzioni e soggetti interessati. Io stesso sono stato a Venezia venerdì scorso per parlare dal vivo al sindaco Luigi Brugnaro, al presidente dell'Autorità Portuale Fulvio Lino di Blasio e ad altre istituzioni. Era da molti anni che si cercava di trovare una soluzione e finalmente dal primo agosto le crociere non passeranno più davanti a San Marco, ma andranno in altri porti fino a quando le banchine dell'approdo provvisorio di Porto Marghera non saranno ultimate, in vista della soluzione definitiva, il porto offshore. In particolare abbiamo stabilito il divieto per navi con più di 25 mila tonnellate di stazza, più di 180 metri di lunghezza e 35 di altezza e con un combustibile con un contenuto di zolfo sopra lo 0,1%».
Nel decreto si parla di compensazioni ai privati. Avete già stabilito una somma?
«Non ancora, stiamo facendo adesso un calcolo basato su sostegni per i diversi soggetti, dalle compagnie che gestiscono le crociere ai terminalisti e ai lavoratori del porto. Inoltre abbiamo nominato commissario per i lavori alle banchine di Porto Marghera il presidente del Porto affinché i tempi di realizzazione siano veloci. Entro la prossima estate i primi approdi potrebbero essere disponibili».
C'è chi teme che Porto Marghera diventi un approdo definitivo e che si scavino ancora canali nella laguna. Garantisce che non sarà così?
«Abbiamo stanziato 157 milioni per gli approdi e la manutenzione, nonché 170 milioni per il Porto di Venezia. La parola manutenzione è molto chiara. Vorrei poi ricordare che non sono gli unici fondi stanziati per Venezia, città che ha un patrimonio storico e culturale, ma che ha bisogno di una prospettiva di sviluppo sostenibile da un punto di vista economico e ambientale».
Su cosa siete intervenuti?
«1170 milioni per il Porto di Venezia includono 80 milioni per adeguare le infrastrutture ai cambiamenti climatici e 90 milioni per l'elettrificazione delle banchine. Inoltre sono previsti 131 milioni alla Regione Veneto e quindi a Venezia: in 10 anni è previsto l'acquisto di 62 unità navali e il refitting di 37 motobattelli e navi traghetti. Infine stiamo lavorando per avviare i lavori del cosiddetto "cappio" per il collegamento ferroviario tra l'aeroporto e la città».
Per quanto riguarda invece i fondi del Recovery Plan. Quali sono le prime opere che saranno finanziate?
«Ora inizia l'attuazione del Pnrr e degli interventi previsti dal fondo complementare come la sostituzione dei bus inquinanti con quelli elettrici o a idrogeno, o l'investimento su nuovi treni regionali e sui porti. Non sono cantieri ma cambiano la vita delle persone. Stiamo proprio definendo in questi giorni le prime distribuzioni di fondi nella Conferenza Stato-Regioni. Entro il mese speriamo di raggiungere accordi per circa 6 miliardi del Fondo complementare, visto che si tratta di risorse già disponibili sul bilancio nazionale, prima ancora dei fondi europei».