Giovannini: «Svolta verde da 43 miliardi sapremo tutelare imprese e famiglie»

Intervista del ministro Giovannini rilasciata a “Il Secolo XIX”
svolta verde

Si riporta il testo dell’intervista che il ministro Enrico Giovannini ha rilasciato a Paolo Baroni de ““Il Secolo XIX”.

22 settembre 2021 - La transizione ecologica è necessaria, oltre che essere una grande opportunità. Ha dei costi, ma il governo, come ha già fatto nei mesi scorsi è impegnato ad evitare che l'aumento dei prezzi ricada sulle famiglie più fragili» assicura il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini. Per incentivare le politiche «green» il Mims oggi ha disposione ben 43 dei 62 miliardi di euro stanziati grazie al Pnrr, al fondo complementare ed al bilancio dello Stato, ovvero il 70% dell'intera torta. «Tutte le decisioni che sta prendendo il ministero vanno in questa direzione». Si punta sulla cura del ferro per abbattere la Co2 (2, 3 milioni di tonnellate annue in meno), si investe sulle colonnine per la ricarica elettrica delle auto, su nuovi bus elettrici e a idrogeno, sulla mobilità dolce e l'efficentamento energetico dell'edilizia residenziale pubblica e su tanti altri programmi. In parallelo avanzano i cantieri e le grandi opere. «Alcune — spiega ancora Giovannini — sono già partite, penso all'alta velocità Napoli-Bari, altre sono già commissariate e sono in fase di avvio o di prosecuzione, altre ancora sono oggetto di bandi, come quelli recenti di Rete ferroviaria italiana. Che tra l'altro prevedono anche le condizioni premiali che abbiamo inserito nel Decreto semplificazioni a favore di donne e giovani».

Alcuni commissari le avrebbero scritto per segnalare che gli organismi che dovrebbero accelerare i pareri dopo due mesi non sono ancora operativi.

«Recentemente non ho ricevuto alcuna lettera».

Ma a che punto è l'iter per insediare la Commissione bis per la valutazione di impatto ambientale e del Comitato speciale del Consiglio lavori pubblici?

«I membri del secondo, di nostra competenza, sono stati identificati e il decreto è all'esame della presidenza del Consiglio; sul Comitato Via, di competenza del Mite, non ho aggiornamenti. Ma attenzione, a parte che il Pnrr non è solo grandi opere, questi comitati devono esprimersi sui piani di fattibilità tecnico-economica che spetta alle stazioni appaltanti preparare e che non sono ancora pronti per cui, anche fossero già insediate, al momento queste commissioni non avrebbero alcun documento su cui esprimersi».

Nessun ritardo dunque?

«No, anzi. Dopo aver definito il Pnrr, abbiamo firmato e concluso con mesi di anticipo rispetto agli standard l'aggiornamento dei contratti di programma con Rfi e Anas. E in particolare nel primo è stato inserito un fondo dimezzo miliardo per le progettazioni delle opere del Pnrr, alcune delle quali verranno sottoposte al vaglio della Commissione speciale. E comunque tutti i commissari hanno un punto di contatto al ministero per risolvere i problemi che dovessero incontrare. I poteri commissariali e le norme in questione sono chiarissimi. La scorsa settimana per il cantiere del Terzo valico si sono rischiati la cassa integrazione per 300 persone e lo stop dei lavori: il commissario Maugeri ha lavorato intensamente e in una settimana il problema è stato risolto e i lavori sono ripartiti».

Per ottenere la seconda tranche di fondi europei entro fine anno vanno centrati 51 obiettivi. Di questi 7 sono vostri, a che punto siete?

«Alcuni degli impegni sono stati raggiunti: due riforme — quella sulle procedure di approvazione dei progetti per il Tpl e il trasporto rapido di massa e l'accelerazione dell'iter approvativo dei progetti ferroviari—hanno già tagliato il traguardo. Ci sono poi altri due obiettivi vicini, su cui interverremo con atti di indirizzo oppure, interloquendo col Parlamento, in sede di conversione del Decreto infrastrutture, come nel caso della velocizzazione dei contratti di programma delle Fs. Ricordo anche che la proposta di legge delega per la riforma del codice dei contratti è stata approvata dal Consiglio dei ministri a giugno con 6 mesi d'anticipo».

La preoccupano di più i forti rincari delle materie prime?

«Certamente è un rischio, perché non c'è solo un problema di prezzi ma anche di disponibilità delle materie prime. Gli analisti però indicano che la gobba che si è creata è probabilmente destinata a rientrare e in parte, penso al legname, è già rientrata. Stiamo seguendo con attenzione il tema, siamo già intervenuti con un provvedimento e se necessario interverremo ancora. Un'altra preoccupazione è quella della disponibilità del personale perché il settore delle costruzioni è già in una fase di surriscaldamento congiunturale, perché non c'è solo il Pnrr, ma anche il bonus 110% e si sono sbloccate tantissime gare».

Che problema vede qui?

«Il settore sta crescendo moltissimo e fin dall'inizio ci siamo domandati se a fronte di una stima di 100 mila unità di lavoro che genererà in media il Pnrr nel settore delle costruzioni nei prossimi 5 anni ci sarà abbastanza manodopera. Abbiamo chiesto all'Istat di fare una analisi ed è emerso che i disoccupati provenienti dal settore delle costruzioni sono circa 200 mila, ma in alcuni casi potrebbero scarseggiare professionalità specifiche. Sono tutti problemi che stiamo monitorando e che abbiamo iniziato ad analizzare prima ancora che si percepissero questi rischi, confrontandoci con le associazioni imprenditoriali per evitare che un settore che già in forte pressione possa incontrare strozzature di offerta».

In parallelo col caro-materiali c'è anche il caro energia ed il caro bollette. Che tra l'altro, per toccare un tema a Lei caro, stando a certi commenti getta un'ombra sulla transizione ecologica perché una parte importante di questa fiammata è legata ai rincari dei certificati Co2.

«In effetti, questa componente pesa per il 20%, il forte aumento riguarda il prezzo del gas. Draghi lo ha già detto: noi dobbiamo fare la transizione ecologica, energetica in primo luogo; questa avrà certamente dei costi, ma devono e possono essere gestiti. In un momento come questo, il governo intende intervenire per evitare, come ha già fatto mesi fa, che l'aumento dei prezzi dell'energia ricada in particolare sulle famiglie più fragili. Ma la conversione ecologica è una necessità, oltre che una opportunità. E vero che la competenza in materia è del ministro Cingolani, ma il nostro Ministero sta prendendo tutte decisioni che vanno in questa direzione: dall'acquisto di bus ecologici al rispetto degli obiettivi del Green new deal per tutti i piani di fattibilità tecnico-economica dei progetti infrastrutturali, agli investimenti nelle ferrovie, alta velocità ma anche reti regionali, che ci consentirà di abbattere in modo consistente le emissioni, oltre che ridurre le disuguaglianze, anche territoriali, a favore del Sud. Tutto, non solo il Pnrr ma anche le altre politiche della mobilità, va nella direzione di favorire la transizione ecologica, in particolare a favore di chi rischia di essere lasciato indietro. E per questo abbiamo anche bisogno di una riforma del trasporto pubblico locale, perché il Tpl oggi serve una quota della popolazione inferiore rispetto a quanto avviene in altri Paesi».

Sta preparando una riforma del Tpl, con che obiettivi?

«Il rapporto che ho trasmesso alle commissioni parlamentari va proprio nella direzione di aiutare chi non può permettersi un'auto, non solo di aumentare l'efficienza del sistema. Penso che, d'intesa col Parlamento, già ad inizio del 2022 si potrà varare una riforma profonda. Puntiamo ad un servizio di qualità, ecologicamente sostenibile e molto più diffuso di quanto non sia oggi».

Data di ultima modifica: 22/09/2021
Data di pubblicazione: 22/09/2021