«La crisi ha fatto male al Paese. Assicurare continuità sul Pnrr»

Intervista del Ministro Giovannini rilasciata a "Avvenire"
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26 agosto 2022 - Si riporta il testo dell'intervista  che il Ministro Giovannini ha rilasciato a "Avvenire" dal titolo "La crisi ha fatto male al Paese. Assicurare continuità sul Pnrr" di Matteo Marcelli. 

A breve lascerà la guida del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, uno dei più importanti rispetto agli obiettivi del Pnrr, ma nonostante il poco tempo a disposizione, Enrico Giovannini ha cercato di imprimere al proprio dicastero un indirizzo ben definito, in parte plasmato anche grazie alla sua esperienza in ASviS (si veda il cambio del nome) e chiunque prenderà il suo posto, dice, avrà modo di raccoglierne i frutti, a partire proprio dai fondi Ue.

Ministro partiamo dal Pnrr, cosa è stato fatto nel suo ministero e cosa lascerà dopo di lei?

Abbiamo pubblicato a fine giugno un quadro dettagliato della situazione. Abbiamo già raggiunto quasi tutti gli obiettivi stabiliti, compresi quelli previsti nel secondo semestre del 2022, avendo anticipato alcune riforme. Riteniamo che tutto sia sotto controllo per raggiungere i rimanenti, sia in termini di investimenti sia di riforme. Ci sono stati dei ritardi su alcune gare dovuti all'aumento dei prezzi delle materie prime, ma crediamo siano riassorbibili, anche grazie agli interventi del governo per coprire circa 10 miliardi di extracosti.

Chi la seguirà sarà in grado di portare a termine gli impegni previsti secondo lei?

Spero che il futuro governo operi con la stessa tempestività di questo a fronte di eventuali emergenze. Infatti, l'esecutivo ha la possibilità di subentrare alle amministrazioni che non riescono a portare a termine gli adempimenti previsti, ma questo, se necessario, dovrà avvenire nel prossimo semestre, perché altrimenti non ci sarà tempo per definire i contratti. Lasciamo a chi ci sostituirà anche un sistema molto sofisticato di monitoraggio e il nostro credo sia l'unico ministero che ogni tre mesi pubblica lo stato di avanzamento del al Pnrr con annessa valutazione dei rischi. Chi verrà dopo di noi avrà quindi a disposizione un sistema per anticipare le eventuali criticità.    

 Ma quanto pesa la crisi di governo sul lavoro già avviato?

Per quanto ci riguarda, come ministero, in nove mesi abbiamo fatto due decreti per avviare una serie di riforme, uno a settembre 2021 e un altro a giugno. Credo sia un record. In questo modo abbiamo anche anticipato alcune riforme Pnrr immaginando che ci sarebbero stati problemi verso la fine della legislatura. Ma al di là del Pnrr, le posso dire che questa interruzione pesa su dossier decisivi. Il più importante è quello della legge per la rigenerazione urbana, attesa almeno da due legislature. Ci abbiamo lavorato un anno, il Senato era pronto a votare il testo e avevamo previsto un iter molto rapido, ma tutto questo si è interrotto: un vero peccato. Poi la legge di bilancio: se il governo fosse rimasto in carica avrebbe potuto farla in continuità per completare il finanziamento di interventi strutturali avviati in questi 18 mesi, come l'alta velocità Salerno- Reggio Calabria e la velocizzazione della linea Adriatica. Posso solo sperare che ci sia continuità con questo tipo di investimenti fondamentali per il Paese.

Ma secondo lei un eventuale governo a trazione FdI avrà la stessa credibilità e capacità di operare in Europa di questo?

Non so rispondere a questa domanda. Abbiamo fatto un'analisi dei programmi elettorali e abbiamo notato con piacere una certa continuità con l'impostazione realizzata in questo anno e mezzo, descritta nel piano strategico per le ferrovie e per le strade, che non esistevano, e in quello per la mobilità ciclistica, cui si aggiungeranno a breve quelli per gli aeroporti e per lo spazio marittimo. Questo per dire che accanto agli oltre 100 miliardi aggiuntivi di investimenti abbiamo compiuto uno sforzo straordinario di pianificazione. Ovviamente, bisognerà vedere se la visione futura sarà in linea con la nostra: penso alla mobilità ciclistica, ad esempio, dove è stato fatto un forte investimento. È questa la strada verso la quale si vuole andare o invece, come scritto da qualche partito, nelle città bisogna limitare la mobilità ciclistica a favore di quella "tradizionale"? 

Tornando ai programmi, una misura come la flat tax è compatibile con questa visione?

Mi sono limitato all'analisi dei programmi per ciò che riguarda le nostre competenze, non sono in grado di rispondere.

Lei è stato portavoce dell'ASviS, l'Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile. A che punto siamo con l'Agenda 2030 e gli obiettivi di sostenibilità?

Mi lasci dire innanzitutto che fin dall'inizio ho cercato di portare nel ministero il tema della sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale, e questo si evidenzia anche nella valutazione che abbiamo fatto del Pnrr. E su nostra spinta il premier ha emanato una direttiva per il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile che impone, per i nuovi investimenti, di valutarne proprio l'impatto sui 17 obiettivi dell'Agenda 2030 dell'Onu. Abbiamo poi modificato la legge sui contratti pubblici introducendo premialità per le imprese che progettano pensando alla sostenibilità. Mi piace pensare che si tratti di elementi strutturali che resteranno anche in futuro. 

Ieri il gas ha sfondato di nuovo i 300 euro per Mwh, lei cosa ne pensa di un tetto europeo al prezzo?

La posizione del premier è nota su questo e la speranza, come ha detto nel suo intervento al Meeting di Cl di Rimini, è che dal Consiglio europeo di ottobre arrivi una decisione che è ormai assolutamente necessaria, perché la Russia usa lo strumento del gas per fare pressione politica. Quindi c'è un mercato inquinato, per così dire, che purtroppo si riflette sulle condizioni di vita delle persone. Non c'è dubbio che l'Unione europea debba accelerare sulla transizione ecologica e sulle rinnovabili, ma deve anche darsi nuove regole in grado di riportare il mercato su livelli ragionevoli.  

Come si pone rispetto al nucleare, che è oggetto di un dibattito acceso tra le forze politiche?

Non ho seguito la questione in modo approfondito e non saprei valutarla tecnicamente ed economicamente.

Ma l'investimento nelle rinnovabili va intensificato?

Assolutamente sì, questo abbasserebbe i costi per imprese e famiglie. Purtroppo, per molti anni l'Italia non ha investito in questa direzione e il gap da recuperare è ampio, nonostante lo sforzo eccezionale fatto da questo governo per autorizzare nuovi impianti.

Data di ultima modifica: 09/12/2022
Data di pubblicazione: 29/08/2022