Delrio: “Invertire la gerarchia del traffico nelle città: prima le bici e i pedoni”

Presentato il rapporto ABiCi di Legambiente
ciclovie turistiche

5 maggio 2017 - Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha partecipato alla presentazione da parte di Legambiente  del rapporto l’ABiCi sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città, realizzato da Legambiente con Velolove e Grab+ e presentato dalla presidente Rossella Muroni, a cui ha partecipato Matteo Ricci sindaco di Pesaro e vicepresidente Anci.

Il Ministro ha riconosciuto che anche “la bicicletta come sistema economico” genera ritorni diretti e indiretti, dal turismo all’industria alla salute dei cittadini.

Il Ministro ha ricordato i passi compiuti dal governo per le infrastrutture nazionali di ciclabilità: “Due anni fa non c’era niente, oggi abbiamo 10 progetti per ciclovie nazionali finanziati”.

“Abbiamo promosso una  operazione culturale importante – ha detto Delrio -  portare in consiglio dei ministri la decisione che le ciclovie nazionali hanno pari dignità rispetto alle altre infrastrutture, come autostrade e alta velocità. Con il Governo Renzi e ora il Governo Gentiloni questa scelta è una realtà ed è stato un salto culturale enorme per il Paese,  se si pensa che veniamo dalla logica delle Grandi opere e della Legge obiettivo”.

“Nelle due leggi di stabilità 2016 e 2017 e, con l’allegato  del Mit al Def 2017,  che anticipa il nuovo piano generale dei trasporti – ha continuato Delrio  - insieme alle altre strategie e opere prioritarie, ci sono le ciclovie e la ciclabilità. Un cambio di cultura che coglie una sensibilità già matura  nei cittadini e negli enti locali per l’investimento nella ciclabilità”.

In collaborazione con le associazioni e con i territori, sono stati identificati quindi i percorsi con maggiore attrattiva, diversi dei quali già in avanzato stato di definizione, come il Grab, l’anello intorno al Lago Maggiore, la Vento lungo il Po, delineando una rete di ciclovie con grandi ambizioni nazionali.

“Due anni fa non c’era nulla, oggi ci sono 10 progetti di ciclovie nazionali finanziati, con 370 milioni a disposizione e che, con il cofinanziamento delle Regioni, possono arrivare a oltre 700 milioni”. 

Si tratta delle ciclovie Vento, del Sole, Grab, Acquedotto pugliese, del Garda, Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, Sarda, Magna Grecia (Basilicata, Calabria, Sicilia), Tirrenica, Adriatica. Le prime quattro previste nella Stabilità 2016, le successive nella manovra della Stabilità 2017.

“Un altro aspetto molto importante è il cambiamento nelle città. – ha continuato il Ministro ­­­– Non basta dire che si disegnano delle strisce per terra per rendere ciclabile una città. Occorre avere un’idea complessiva, un piano delle direttrici principali tutte fruibili. Dobbiamo essere molto decisi e determinati nel dire che dentro le città c’è una gerarchia. Oggi c’è una gerarchia inversa: ancora oggi, E Roma ne è la dimostrazione, le auto comandano e gli altri si adattano. Nelle nostre città va invertita completamente la gerarchia: priorità a pedoni e  ciclisti, e gli altri invece devono esser in secondo piano. Questo significa provare a tenere insieme la ciclabilità  con le scelte sul  trasporto pubblico e dell’accessibilità alle città. E anche su questo stiamo promuovendo una rivoluzione, con il finanziamento alle metropolitane e tranvie, e con il rinnovo dei mezzi rotabili. E i sindaci che  redigono i Piani urbani della mobilità, pensando alle proprie città come a organismi vivi, che hanno bisogno di cura e manutenzione, avranno più risorse”.

 

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Principali indicazioni del Rapporto ABiCi

Bolzano è la città più bike friendly d’Italia ma Pesaro non è da meno, grazie al progetto Bicipolitana, una metropolitana di superficie che alla fine del 2016 conta ben 85 chilometri di percorsi ciclabili. Anche Ferrara, Treviso, Reggio Emilia e Ravenna, rientrano a pieno titolo tra i centri urbani più a misura di bici. Tra le grandi città, Roma ha ancora molto da fare per recuperare terreno in fatto di mobilità sostenibile. Nella capitale solo 5 persone su mille usano la propria bici per spostamenti.

Sono 1,7 milioni gli italiani che utilizzano sistematicamente le due ruote nel corso dell’anno. Gli spostamenti in bici generano in Italia un fatturato di oltre sei miliardi di euro l’anno. Un giro d’affari che supera nettamente i ricavi dell’export del vino e vale il doppio della Ferrari. È quanto emerge dall’A Bi Ci - 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città”, realizzato da Legambiente e presentato oggi a Roma nel corso del Bike Summit 2017.

L’Italia si conferma il maggior produttore europeo con un giro d’affari di 488 milioni di euro. Mentre i viaggiatori in bici producono in Italia 2 miliardi di euro l’anno. Nell’ultimo quinquennio in Italia è cresciuto poi il mercato delle bici a pedalata assistita, anche se il trend è più contenuto rispetto a quello di altri Paesi Ue.

I calcoli di Legambiente prendono in esame non solo i ricavi generati direttamente dalla produzione e vendita di bici e accessori e dal mercato del cicloturismo, ma include una misurazione dei vantaggi cosiddetti impliciti. Parliamo del ritorno economico in termini di risparmio complessivo di carburante, risparmi sanitari, ovvero i mancati costi generati da una maggiore attività fisica, e riduzione dell’assenteismo sul lavoro. Circa 750 mila persone in Italia utilizzano sistematicamente la bici per andare al lavoro, producendo un risparmio di quasi 200 milioni di euro l’anno. Sono i cosiddetti frequent biker, con picchi del 13,2% degli occupati a Bolzano, del 7,8% in Emilia Romagna e del 7,7 in Veneto. Ma c’è di più. I 5,7 miliardi di chilometri percorsi in bicicletta dagli italiani si trasformano in riduzione di emissioni di gas serra, contenimento del rumore e miglioramento della qualità dell’aria.

Il dossier di Legambiente mette anche in luce alcune contraddizioni. Perché se negli ultimi sette anni in tutta Italia sono aumentate del 50% le piste ciclabili, non è però cresciuta la ciclabilità (era il 3,6% nel 2008 ed era ancora il 3,6% nel 2015). Il rapporto sottolinea infatti che i ciclisti (come anche pedoni e trasporto pubblico) crescono dove andare in auto diventa l’opzione meno concorrenziale e dove c’è garanzia di sicurezza per gli utenti deboli della strada.

 

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Data di ultima modifica: 05/05/2017
Data di pubblicazione: 05/05/2017